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Grande partecipazione alla GIORNATA SOCIALE DEI CATTOLICI VERONESI

Associazioni riunite per la Giornata sociale organizzata dalla Fondazione Toniolo, da Retinopera e dall’Ufficio per la pastorale

Cattolici: «No al partito unico»

Al convegno in Fiera discusso il tema dell’impegno in politica dei cristiani

    Elena Zuppini

Anche il vescovo, padre Flavio Roberto Carraro, non ha potuto fare a meno di esprimere la sua sorpresa. «Sono piacevolmente colpito dalla presenza di così tante persone, rimaste attente e fedeli fino in fondo a quanto si è svolto oggi. E mi auguro che la cosa non si esaurisca qui». Ieri mattina, infatti, l’auditorium «Verdi» della Fiera era la limite del tutto esaurito. In sala più di cinquecento presenti per la Giornata sociale dei cattolici veronesi, che ha riunito le associazioni scaligere che si ispirano ai valori cristiani. E a guardare i numeri c’erano proprio tutti, compresi i rappresentanti delle istituzioni e del mondo economico locali che non hanno voluto mancare all’appuntamento. Probabilmente un’affluenza così massiccia non se l’aspettavano nemmeno gli organizzatori della Fondazione Toniolo, dell’Ufficio per la pastorale sociale e di Retinopera, consci dell’impresa di convincere le persone a dedicare un sabato mattina all’approfondimento di temi non proprio gettonati come la Dottrina sociale della Chiesa.

L’occasione dell’incontro l’inaugurazione dell’anno culturale 2005-2006 della Fondazione diretta da monsignor Adriano Vincenzi, ed in particolare l’apertura della scuola di formazione socio-politica, sempre del Toniolo, attiva da anni. Ma soprattutto la riproposta di un progetto che vorrebbe i cattolici ancora parte attiva della società e della politica, uniti non in un partito ma dai valori portanti del cristianesimo.

Ad indicare la strada, dopo un breve saluto del presidente della Fiera Luigi Castelletti, sono intervenuti il vescovo di Prato, monsignor Gastone Simoni, e il rettore del Pontificio Ateneo Salesiano, Mario Toso. «Non è sufficiente dichiarare di appartenere al mondo cattolico», ha detto Simoni, «dalla teoria si deve passare alla prassi, solo così possiamo raccogliere consensi anche da parte di chi cattolico non è. Tra noi ci sono tante sensibilità e legittime differenze. Ma i veri cristiani pur trovandosi in differenti schieramenti non possono far cadere la loro scelta verso l’appartenenza con la a minuscola a danno dell’appartenenza con la a maiuscola». «Dobbiamo dare più spazio alla formazione», ha sottolineato don Toso, «all’interno delle associazioni, ma anche in modo trasversale. Solo con un impegno sinergico i cristiani potranno ritornare ad incidere sulla società».

Nostalgia di un partito unico dei cattolici? Ad escluderla ci ha pensato Luca Jahier, segretario di Retinopera, il coordinamento nazionale, nato nel 2001, che raccoglie un centinaio tra le maggiori realtà cattoliche: dalle organizzazioni non governative all’associazionismo, dal volontariato al sindacato, alle fondazioni culturali come il Toniolo. E che è stato indicato dal Vescovo «come un valido punto di riferimento per sviluppare la presenza dei cattolici veronesi in politica e nel sociale». «L’idea di un partito», ha spiegato Jahier, «è vecchia e parte dalla falsa identità "tutto è politica quindi tutto è partito". Però anche la famiglia fa politica, così anche le associazioni. Bene: noi vogliamo mettere insieme questi corpi intermedi per una feconda contaminazione in modo da liberare nuove energie, partendo da un patrimonio che è quello della Dottrina sociale della Chiesa. Dobbiamo anche avere una tenuta suoi tempi lunghi. Siamo di fronte a sfide epocali, non possiamo pensare che il nostro impegno si esaurisca in una tornata referendaria».

Sulla stessa linea Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl. «Non serve un partito dei cattolici. Serve invece una presenza capillare nella società: solamente facendo crescere le nostre idee nell’opinione pubblica possiamo ottenere dei risultati sulla politica. Il referendum sulla fecondazione assistita ce lo ha dimostrato».

Ma qual è l’impegno dei cattolici nell’ambito della politica e dell’economia a Verona? La domanda è stata girata dal moderatore, Claudio Gentili, direttore della rivista «La Società», ad Alberto Bauli, vicepresidente del Banco Popolare di Verona e Novara, a Giuseppe Bruni, vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio, a Ermanno Rho, vicepresidente della Società Cattolica di Assicurazioni, a Paolo Bedoni, presidente nazionale Coldiretti, al sindaco Paolo Zanotto e a Gianluca Rana, presidente dell’Assindustria scaligera. «Insufficiente», è stata la risposta del primo cittadino. «Forse non riusciamo a far capire ai non cattolici che i nostri valori sono universali. La crisi della famiglia a Verona, per esempio, non è un problema solo nostro, ma è un problema sociale che interessa e danneggia tutti, senza differenza». «È ora di parlare sempre più di etica anche in economia», ha affermato Rana, «L’impresa non è fine a se stessa, tesa solo al guadagno. Essa fornisce le competenze per arrivare ad un obiettivo che deve essere condiviso con la politica: lo sviluppo».

L’Arena, 25 settembre 2005

 

Su “vedi documento” la foto della sala gremita.

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