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La famiglia come risorsa e capitale sociale per la persona e la comunità

di Francesco Gallo - Afi Treviso (*)

Premessa
Per parlare della famiglia quale soggetto e capitale sociale per tutta la società dovremmo accordarci su cos'è famiglia... compito non semplice, per le implicazioni di ordine ideologico che esistono.

I vari concetti che presenterò e che qui utilizzo liberamente, non sono solo miei, ma frutto di vari interventi, in varie occasioni, di personaggi dell'Osservatorio Nazionale sulla famiglia di cui ho fatto parte per anni, quali Chiara Giaccardi, Elisabetta Carrà, Pier Paolo Donati, e altri.

Sono riflessioni, però, a cui credo molto, poiché sperimentate nel mio percorso di vita e professionale. Riflessioni che fanno parte anche di molti contenuti della Legge Regionale del Veneto n.20 del 29 maggio 2020, "Interventi a sostegno della famiglia e della natalità ".

Le emergenze, pandemia e guerre, che stiamo tuttora vivendo, sono un fenomeno che ha e sta dimostrando l'interconnessione dei molteplici ambiti della nostra vita sociale ed il rischio di un ripiegamento su noi stessi, sulla nostra individualità e immunità accentuando disuguaglianze, solitudini, tensioni sociali.

L'individualismo ha mostrato ormai il suo limite. Siamo esseri relazionali prima che individui; nasciamo da una relazione e ci differenziamo grazie alla relazione con altri e al riconoscimento reciproco. Questo dato antropologico è il punto di partenza per ripensare il nostro stare assieme con le relative forme sociali. È la sfida necessaria che questo tempo ci pone di affrontare: ripensare il vivere in comune a partire da una prospettiva interpersonale e transindividuale.

È una sfida, questa, che pone al centro la famiglia.

Nel tempo, abbiamo dato per scontato l'essere famiglia pensandola, solo, cosa privata.
"Famiglia ammortizzatore sociale", tanto se ne è parlato, senza però comprenderne fino in fondo il significato. Infatti, si vede solo la famiglia che assorbe i colpi esterni, senza vedere che ciò che entra, anche ne esce in una qualche forma che può essere quella non prevista.

Se si prendono decisioni (politiche, di mercato, di lavoro, di scuola, di sanità, ecc.) e non si tiene conto che tutto passa per la famiglia, si possono avere delle brutte sorprese.

Cosa voglio dire con questo: qualsiasi evento esterno alla famiglia, che abbia ricadute anche solo su un suo membro, causa nella famiglia una serie di reazioni che si ripercuotono su tutti i membri di essa per riaggiustare gli equilibri; reazioni che possono essere positive o reazioni che non sempre hanno un lieto fine e che ritornano a livello sociale per innescare a volte corto circuiti che coinvolgono tutta la comunità (basta che noi facciamo qualche riflessione sui dati dei modelli familiari e delle trasformazioni sociali, anche in maniera molto sommaria, che ci sono stati negli ultimi anni).

In Occidente, negli ultimi decenni, i modelli familiari hanno subito profonde trasformazioni:

  • È diminuita la propensione al matrimonio

come scelta unica nelle relazioni di coppia... e come conseguenza sono nate forme alternative di relazioni di coppia e genitoriali;

  • È aumentata l'età media del matrimonio;
  • È aumentato il tasso di separazioni

e dei divorzi;

  • Sono aumentate le famiglie monoparentali;
  • Sono aumentate le famiglie ricostituite;
  • È preoccupante la flessione del tasso

di fecondità con la grossa difficoltà di ricambio generazionale.

Di fronte a tali dati dell'ISTAT che dire della famiglia?
Famiglia, nell'esperienza della vita d'ogni persona, è parola inconfondibile. I mutamenti sociali e culturali piegano oggi questa parola a significati analogici che sembrano dissolvere quest'immagine uniformandola ad  esperienze e significati diversi.
Pur con tutte le sue crepe, le sue difficoltà, i cambiamenti che ci sono stati, le separazioni, i divorzi, le diverse derive individualiste, le incapacità genitoriali, credo che la famiglia si delinei, come già precisato anche dalla Dottrina Sociale della Chiesa, «luogo primario di "umanizzazione" della persona e della società».

Credo sia ancora doveroso considerare la famiglia come la prima società naturale, titolare di diritti propri e originari, e porla al centro della vita e della vita sociale.
Relegare la famiglia «ad un ruolo subalterno e secondario, escludendola dalla posizione che le spetta nella società, significa recare un grave danno all'autentica crescita dell'intero corpo sociale».

Essa è un'istituzione che sta a fondamento della vita delle persone, come prototipo di ogni ordinamento sociale. E ciò vale, almeno come potenzialità, anche per una famiglia disfunzionale, anche per una famiglia che sembra aver fallito il suo compito educativo.

Ma vediamo: cos'è la famiglia?
La famiglia non è un modello statico, tanto meno un ideale, ma una realtà viva e concreta, capace di adattamento creativo alle diverse situazioni storiche.
Non solo ci sono tante forme di famiglia, ma la stessa singola famiglia è una realtà che cambia nel tempo.

Chiara Giaccardi in una sua relazione afferma: «In un mondo che oscilla tra l'elogio della instabilità come condizione di libertà, e l'ideologia di una stabilità difensiva e immutabile, la famiglia si offre come esempio di realtà, che è insieme stabilità e mutamento, continuità e divenire, con punti di equilibrio sempre da rimettere in discussione e per questo con una tensione vitale inesauribile».

Nella concretezza la famiglia è una realtà plurale, dinamica, intergenerazionale.
Per me famiglia è "Una relazione di piena reciprocità tra i generi e le generazioni" (Pier Paolo Donati).
La famiglia è un laboratorio relazionale unico, problematico a volte, dove sperimentare l'intreccio delle dimensioni relazionali del vivere.

  • È il luogo della convivialità delle differenzein relazione (generi, generazioni, capacità e talenti, fragilità e fatiche, salute e malattia...).
  • È il luogo delle asimmetrie che possono riuscire a non diventare dominio, ma occasioni di accompagnamento e promozione reciproca.
  • È il luogo dove non-scelta e libertà provano a stare insieme, in un mondo dove pare che solo nella scelta e nella rottura dei legami si esprima la libertà.
  • È il luogo di esposizione all'altro: in un mondo in cui l'alterità è sempre più "mediata" e funzionalizzata.
  • È il luogo dove allo spazio dei ruoli subentra il tempo della reciprocità.
  • È il luogo del paradosso, dove perdere il tempo (per la cura ad esempio) è un modo di vivere veramente il tempo, prendendosi cura della propria umanità, liberandosi dall'ansia da prestazione e dalla frenesia della corsa.
  • È il luogo della irreversibilità, dove impariamo che le nostre azioni e le nostre decisioni lasciano segni perenni su di noi e sugli altri. In un mondo che educa alla irresponsabilità, la famiglia è il luogo dove le ferite, il perdono, i traumi, le rinascite si iscrivono nei vissuti e portano i loro effetti nel tempo.
  • È quindi luogo di educazione alla responsabilità, è scuola in senso molto concreto.

È questo il potenziale della famiglia... con tutte le sue pecche e le sue difficoltà, i suoi limiti... è un laboratorio sociale straordinario del senso relazionale con l'altro. La famiglia è espressione di bisogni naturali della persona umana.

In questo contesto la famiglia appare come un gruppo sociale che è condizionato dalle strutture socioculturali esistenti, ma è anche a sua volta fattore condizionante delle stesse. Nel promuovere o meno l'identità familiare dell'individuo, la società gioca la sua stessa sopravvivenza. Di generazione in generazione, la famiglia deve essere ricominciata sempre di nuovo. Ed è qui allora che si comprende l'importanza che il livello istituzionale della famiglia ha nel fornire stabilità, prevedibilità, consistenza, capacità di maturazione e orientamento al futuro della stessa identità personale.

L'identità familiare si forma nell'interazione fra l'identità personale e l'identità sociale di ciascun individuo. La stessa autonomia del singolo individuo dipende dalla maturazione di questa capacità di interazione. Ove tale capacità sia bloccata, fratturata, deviata o intenzionalmente negata, anche l'identità personale lo sarà.

Ma il lavoro per sopperire a ciò non possiamo farlo senza la famiglia, o non tenendo conto di essa. Quando pensiamo alla famiglia come istituzione, pertanto, dobbiamo pensare a una struttura che abilita l'individuo, che lo capacita a diventare persona matura.

La famiglia è comunità naturale in cui si esperimenta la socialità umana, contribuendo il passaggio della relazione dall' "io" e il "tu" al "noi".

Credo che una società a misura di famiglia sia la migliore garanzia contro ogni deriva di tipo individualista o collettivista, perché in essa la persona è sempre al centro dell'attenzione in quanto fine e mai come mezzo. È anche per questo che diciamo che la famiglia è "Soggetto Sociale".

Questa pluralità è una ricchezza da preservare, accompagnare, valorizzare a beneficio di tutto il corpo sociale. Possiamodire che è "bene comune per tutta la comunità". Un "Bene Comune generativo" che può far crescere tutta la comunità. Tutti dobbiamo esserne coscienti.

La famiglia ha una funzione speciale, a mio modo di vedere, dall'inizio della storia: connettere le differenze; quella tra uomo e donna, per legare stirpi e passare il testimone da una generazione all'altra.

Ora, se vogliamo che il corpo sociale cresca, che tutta la comunità cresca, che la famiglia cresca nella comunità e possa essere generativa - e quindi dare il suo apporto per quel potenziale che potrebbe essere - è necessario nel nostro agire sociale, politico, di mercato, di servizi, di operatori di comunità, utilizzare il metro della famiglia, cioè, la lente della relazione tra generi e quella tra le generazioni nell'intreccio delle differenze basate sulla fiducia e sulla solidarietà, con un orientamento al futuro, come dice Elisabetta Carrà.

Se salta qui l'equilibrio, saltano a catena tutte le relazioni, salta il rapporto tra uomo-donna e tra generazioni e ciò ha una ripercussione sul benessere della società tutta.

Pensiamo ai bambini che toccano con mano in famiglia che madre e padre sono due identità ben distinte, portatrici anche di codici specifici. Se i bambini sperimentano un modello virtuoso di convivenza tra queste due diversità, fanno un'esperienza unica e cruciale per il loro futuro, perché imparano che le differenze esistono, che sono un valore, perché arricchiscono il mondo, che bisogna però saperle accettare, saper accettare la difficoltà di relazione col diverso e tendere alla reciprocità.

Tuttavia, perché le relazioni familiari possano assumere questo carattere è necessario che sia virtuosa la relazione con ciò che sta fuori dalla famiglia, che interferisce pesantemente, in modo consapevole o - più frequentemente - inconsapevole, con la vita familiare.

In sostanza, l'idea alla base è che - dato che la famiglia è pietra d'angolo dell'edificio sociale - per essere efficaci le politiche (qualsiasi politica) devono fare in modo da non intaccare, anzi da promuovere il benessere delle famiglie. Anche perché il futuro della società dipende dalle generazioni che le famiglie stanno crescendo oggi: se falliscono in questo compito, perché ostacolate dalle politiche pubbliche, il benessere sociale sarà compromesso in futuro.

E termino con due affermazioni:

  • La rete mondiale, fa aumentare la densità di relazioni tra le persone e questo fa emergere nuovi modelli di comportamento. "Ciò - come sottolinea Papa Francesco - chiede con urgenza un nuovo paradigma di incontro tra civiltà, che riconosca la ricchezza delle molteplici culture. C'è bisogno di scenari di fiducia, testimoniando un amore capace di accogliere il diverso e di trasformare in fratello colui che è diverso".
  • Rimettere la famiglia al suo posto, rendendola in grado di essere vero soggetto e capitale sociale potrebbe darci la forza e un lessico per raggiungere questa utopia.


(*) Francesco Gallo, è psicologo e psicoterapeuta,
già Direttore dei Servizi Sociali della Regione Veneto, ha
contribuito a dare forma e a sostenere l'approvazione della Legge
Regionale del Veneto sulla famiglia (L.R. nr. 20 del 28 maggio 2020).
E' stato Presidente del Forum delle
Associazioni familiari della Provincia di Treviso
ed è Rappresentante per il Veneto nell'assemblea dell'Osservatorio Nazionale sulla Famiglia.

 

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