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Intelligenza Artificiale e mondo del lavoro

 

di Luigia Caria - presidente nazionale Afi

Ho la fortuna di lavorare in una banca digitale, che ha a cuore la continua evoluzione tecnologica e ha promosso eventi di formazione interna sul tema dell'Intelligenza Artificiale (IA).

Sono differenti le preoccupazioni e le domande che vengono poste ai relatori durante gli incontri: più volte è stato chiesto se corriamo il rischio di perdere la nostra occupazione perché sostituiti dall'IA. Mi è piaciuta molto la risposta di un filosofo che ci ha rassicurati dicendo che l'unico vero motivo per il quale potremmo perdere il nostro ruolo sarà dettato dal fatto che non sapremo adeguarci ai cambiamenti, ovvero ci auto-elimineremo se non impareremo a conoscere e ad utilizzare nella nostra quotidianità l'IA che dovrà diventare una nostra "alleata" in quello che facciamo.

Di fatto, l'IA ci aiuterà a ridurre o addirittura azzerare il margine di errore, ci permetterà di consegnare in tempi brevi elaborati che oggi richiedono intere giornate di lavoro dedicato. Sto parlando al futuro perché per molti è uno strumento ancora poco conosciuto e ancor meno utilizzato.

Le statistiche dicono che se applico l'IA su un'attività che conosco molto bene miglioro la mia performance del 40%, mentre se non conosco l'attività posso peggiorare la mia performance del 19% (perché consegno una documentazione che contiene false informazioni).

Nella mia esperienza, ogni volta che interrogo l'IA durante il mio lavoro mi stupisco dell'altissimo potenziale che ha e che mi consente di verificare l'impostazione di un testo in lingua, di passare da un testo formale ad uno informale chiedendo semplicemente di modificare lo stile, di rimodulare un'email mantenendo il senso del contenuto per evitare risposte "modellizzate".

Per poter utilizzare in modo corretto lo strumento, che risponde a dei "prompt" (domande), la prima cosa che ovviamente devo saper impostare sono le domande. L'IA non è però in grado di verificare i dati che produce per deduzione in base alle nostre domande, quindi è sempre necessario verificare le informazioni (hallucinations problem - ovvero informazioni false) e accertarsi della fonte (in particolare dell'autenticità delle immagini che spesso vengono prodotte, ma non sono reali).

In sostanza, la macchina fa i calcoli, ma il risultato algoritmico necessita di intermediazione umana ed è l'essere umano che decide. Nella storia abbiamo già vissuto diverse fasi di evoluzione della tecnologia: abbiamo utilizzato degli strumenti per estendere la nostra forza (tecnologia semplice - dal carro trainato dal cavallo al trattore con l'aratro), siamo poi passati ad una tecnologia automatica quando la macchina ha automatizzato le regole che abbiamo definito (es. calcolatrice). Oggi viviamo la fase della tecnologia autonoma: l'IA calcola sulla base di regole che ha appreso dalla realtà (con delega umana) ed è una disciplina che suggerisce i nostri passi futuri leggendo le tracce del nostro passato. L'IA, sulla base dell'elaborazione dei dati che mette in correlazione, suggerisce all'uomo, ma è quest'ultimo che deve prendere la decisione e fare la scelta finale.

Ricordiamoci inoltre che è la coscienza che ci differenzia dalle macchine! Quando l'uomo comunica con l'IA delega l'autonomia alla macchina che dà delle risposte ma non sa cosa sta facendo proprio perché non ha coscienza. La chiamiamo IA ma intelligenza è la capacità di vedere in profondità per poi agire e questa cosa la può fare solo l'uomo.

Ci domandiamo: il lavoro in futuro come cambierà? Non è un gioco a somma zero (dicono gli economisti) alcune attività o parti di attività possono essere automatizzate. ma la macchina si occupa delle transazioni non delle relazioni: le persone hanno sempre bisogno di persone!

La differenza sostanziale sta nel fatto che noi umani abbiamo un corpo con una vita limitata, quindi abbiamo un fine, uno scopo, una missione. La macchina non ha corpo e non ha fine, e non può avere in maniera autonoma la finalità di distruggere l'umano per sostituirlo. La macchina è la somma delle sue parti (hardware, software e dati), ma noi siamo molto di più perché abbiamo un'anima.

In conclusione, la tecnologia dell'IA è un potente strumento che, se utilizzato correttamente, può arricchire la nostra vita, migliorare le nostre capacità e aprire nuove prospettive, ma non vanno sottovalutati i rischi di un utilizzo inappropriato; è quindi fondamentale ricordare che la coscienza umana è ciò che ci distingue dalle macchine, e che le relazioni umane rimangono insostituibili.

 

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