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TALK SHOW: FAMIGLIA APERTA E APERTI IN FAMIGLIA

E’ stata una serata intensa quella del 1 marzo a Bovolone.

Si è parlato di famiglia come “posto migliore in cui vivere” insiema a

Maria Rita Parsi – Psicoterapeuta, presidente Fondazione Movimento Bambino;

Paolo Ramonda – Psicopedagogista, consulente sessuologo;

Claudio Imprudente – Giornalista, direttore rivista “HP Accaparlante”;

Maurizio Roberto - Collaboratore Fondazione Zancan.

Serata magistralmente condotta da Marina Zerman di Telepace.

 

Ha colpito molto l’amore per la vita di Claudio Imprudente, tetraplegico dalla nascita, che ha regalato alla platea autentiche pillole di saggezza richiamando la necessità di costruire in famiglia un clima di accoglienza delle diversità che sono innanzitutto quella dell’uomo dalla donna, dei genitori dai figli, degli anziani dai bambini. Grande deve essere poi la fiducia nelle potenzialità di ciascuno, anche di chi, a prima vista, appare così diverso da noi da non sembrare nostro simile.

Claudio non parla, comunica con gli occhi grazie a un semplice pannello di plexiglas dove sono stampate le lettere dell’alfabeto. Un operatore, accanto a lui, decodifica gli sguardi e traduce in parole il suo pensiero. "Un disabile - ha spiegato - deve avere autostima e fiducia nelle sue abilità. Il trucco sta nello spostare l’obiettivo dalla disabilità all’abilità".

 

La famiglia è il luogo migliore in cui vivere purché abbia le caratteristiche di essere “sistemica”, con ruoli ben definiti fra padre e madre che devono collaborare fra loro nell’interesse dei figli e anche nel proprio interesse di essere pienamente uomo e donna – ha detto Maria Rita Parsi – che ha ricordato anche come la coscienza sociale dei diritti dei bambini sia una conquista tutto sommato recente, con la Carta dei diritti dei bambini, promulgata dall’ONU nel 1989.

 

Maurizio Roberto ha messo in evidenza le grandi potenzialità delle famiglie nel vivere la solidarietà fra generi e generazioni al proprio interno e la solidarietà di vicinato fra famiglie. Quest’ultima esperienza è oggi messa in difficoltà dallo stile individualistico e frenetico della nostra vita, per cui siamo costretti a costruire nuovi luoghi e occasioni di incontro per poterla esercitare. Ciononostante la potenzialità della famiglia in questo senso resta immutata ed è capace di esprimere la propria prosocialità generando figli capaci a loro volta di accoglienza e impegno nei confronti della società.

 

Ha suscitato molto interesse un contributo filmato che ha presentato l’esperienza di una casa famiglia di Bologna dell’Associazione Papa Giovanni XXIII: due genitori con 15 ragazzi che hanno raccontato la bellezza di vivere nell’accoglienza reciproca, aiutando ciascuno a trovare la propria strada originale e personale.

 

Parlando proprio delle case famiglia, Paolo Ramonda ha sottolineato l’importanza di mantenere vivi i legami con le famiglie d’origine dei ragazzi accolti e come da queste esperienze escano figli rigenerati, che in età adulta si dimostrano capaci di scelte importanti come l’apertura di nuove case famiglia, l’impegno in missione o nella difesa dei diritti civili.

 

Rispondendo alle domande finali i relatori hanno indicato che una certa litigiosità in famiglia non deve spaventare, purché orientata al chiarimento delle rispettive posizioni e alla ricerca di un punto di conciliazione. Molto meglio qualche conflitto piuttosto che il silenzio dell’incomunicabilità.

 

Dunque una famiglia con grandi capacità e sicuramente il posto migliore in cui vivere, dove ciascuno puo’ essere veramente se stesso e, come dice la canzone, lasciare una scia di luce.